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Siete lavorodipendenti? Ecco sei consigli per voi.

Kate Lorenz, redattore di CareerBuilder

Il lavoro vi interessa più della famiglia o di qualsiasi altra cosa? Ve lo portate a letto? A casa nei weekend? In
vacanza?

Secondo l'associazione Workaholics Anonymous, la dipendenza da lavoro, detta anche lavoro compulsivo, assume
molte forme. Dedicare tutte quelle ore supplementari al lavoro può tuttavia rivelarsi controproducente. Secondo le
stime di Health and Safety Executive, lo stress da lavoro è attualmente al secondo posto, dopo il mal di schiena,
tra le cause di assenteismo per malattia, con oltre 500.000 casi l'anno.

Ecco sei indicatori che possono aiutarvi a capire se siete voi o il lavoro a controllare la vostra vita.


1. Il tempo non basta mai.
Per alcune persone 24 ore al giorno non bastano. Molti individui dilatano il tempo dedicato al lavoro a scapito del
legittimo riposo serale o notturno. Tra i partecipanti a un'indagine di DuPont, uno su sei ha ammesso di finire il
lavoro in sospeso a letto e un terzo ha riconosciuto di telefonare per lavoro da sotto le lenzuola. Altri hanno
confessato di utilizzare il laptop e spedire messaggi e-mail dalla camera da letto.


2. Sonno insufficiente.
Oltre un terzo dei residenti in Gran Bretagna dorme al massimo sei ore per notte, perdendo così un mese di sonno
ogni anno. Barbara, moglie del magnate italiano Stefano Pessina, artefice dell'acquisizione di Boots, lamenta che
"anche quando va a letto la notte, rimugina sul lavoro.  È la sua ossessione. So che durante l'assunzione del
controllo di Boots stava alzato a lavorare fino alle 6 del mattino." Il Dottor Peter Venn, direttore dell'unità per lo
studio del sonno del Queen Victoria Hospital nel Sussex, ammonisce: "Se al momento di andare a letto vi ronza
qualcosa nel cervello, il ronzio continuerà anche dopo."


3. Lavorare di più non significa ottenere risultati migliori.
Secondo una ricerca condotta da Mercury, una società di IT, i dirigenti inglesi di questo settore sono affetti da
dipendenza da lavoro e scarsa produttività. Mercury ha scoperto che un terzo di essi lavora da 48 a 60 ore a
settimana e uno su dieci ammette di superare anche le 60 ore in 7 giorni. Elie Kanaan, vicepresidente alla strategia
di Mercury, sostiene che "Le aziende nel Regno Unito continuano a occuparsi delle problematiche professionali
ampiamente pubblicizzate dai media, quali le assenze per stress o malattia, ignorando in molti casi i rischi reali
connessi alla scarsa produttività e la loro incidenza quotidiana sui costi operativi".


4. Senso di colpa.
Yell.com ha scoperto che i lavoratori britannici sono disposti a rinunciare alla pausa pranzo per dare un assetto alla
propria vita privata. Sembra che, occupati come siamo infarcire al massimo la nostra giornata lavorativa, molti di
noi non riescano a trovare il tempo per piccole attività essenziali come prenotare il dentista o acquistare i regali di
compleanno. Susan Greaves, di professione consulente delle star, avverte: "Anche il semplice ricavarsi uno spazio
per gestire esigenze come cercare un idraulico vicino o prenotare appuntamenti comporta un senso di maggior
controllo sulla propria vita e una diminuzione dello stress".


5. Scarsa autostima.
L'autostima dipende essenzialmente dalla nostra percezione del modo in cui gli altri giudicano le nostre prestazioni
in campo professionale e non. Gina Gardiner è un'ex dirigente scolastico da 16 ore al giorno, ora convertita al
ruolo di life coach. La sua preoccupazione per la situazione dei lavoratori inglesi era tale da spingerla a costituire
un gruppo di supporto. Per recuperare un soggetto lavorodipendente occorre migliorarne l'autostima, aiutandolo a
strutturare una propria vita sociale e a contribuire al bene della comunità attraverso il volontariato.


6. Mai una vacanza.
Una ricerca condotta da Travel Choice, una società che si occupa di viaggi e vacanze, ha rivelato che gli uomini
sono molto meno inclini delle donne a godere per intero le proprie ferie annuali. Due dipendenti su cinque si sono
detti troppo occupati per usufruire di tutte le proprie vacanze. Un'altra indagine del Chartered Management
Institute ha calcolato in 36 milioni di ore gli straordinari lavorati gratuitamente dai dipendenti, per un ammontare
di circa 1,5 miliardi di Euro non riconosciuti dai datori di lavoro ogni anno. Cary Cooper, professore di psicologia
organizzativa e salute presso la University of Manchester's School of Management, ritiene che gli inglesi siano
attualmente i primi per dipendenza da lavoro in Europa  e sottolinea che "una vacanza non è un optional o una
forma di indulgenza. È assolutamente essenziale per le aziende inglesi che le persone si prendano delle pause".

Jo Causon, Direttore marketing aziendale del Chartered Management Institute, riassume dicendo: "È ormai
comunemente accettato che la pressione esercitata per ottenere risultati abbia trasformato la Gran Bretagna in
una nazione di lavoratori compulsivi. Tuttavia le ore dedicate dalle persone non sono sempre garanzia di risultati
ottimali: quantità non è sinonimo di qualità".


Ultimo aggiornamento: 21/10/2008 - 2:05 PM